Con un trascorso come giocatore e dirigente della FIAT Torino, Davide Parente è uno dei più amati nel mondo gialloblù. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per discutere della situazione attuale del basket italiano, analizzando l’inizio di stagione della Reale Mutua e commentando la fine dell’Auxilium.
Queste le sue parole ai microfoni di Vecchio Cuore Giallo Blu, intervistato da Marco Piasentin.

Parente, come giudica l’operato di Basket Torino in quest’anno e mezzo?
Logicamente è un bene che qualcuno sia intervenuto al fine di non cancellare Torino dal panorama nazionale. Secondo me si potevano prendere decisioni diverse: ad esempio confermare alcuni elementi che facevano parte dell’Auxilium. È giusto però che chi ha le redini della società faccia le sue scelte. Mi sarebbe piaciuto però che chi meritava, come i fisioterapisti, i magazzinieri o gli addetti stampa facesse parte della nuova realtà. Sarebbe stato un messaggio positivo e un segnale di continuità anche per i tifosi, per far capire che chi aveva sposato il progetto e aveva a cuore la città avrebbe continuato a far parte del basket torinese.

Come vede la squadra di Cavina finora?
Il roster è ottimo, forse leggermente migliore di quello dell’anno scorso. L’unica incognita è legata all’aspetto del Covid: in precampionato sono state giocate poche amichevoli e ora non c’è né continuità né uniformità e i risultati sono un po’ falsati.

Guardando sempre alle sue esperienze passate, come commenta l’avvio super di Tortona?
Sono 3/4 anni che Derthona parte per vincere tutto ma sappiamo che spendere non significa automaticamente vincere. In una stagione ci sono mille fattori da considerare tra infortuni e alti e bassi vari. Sono partiti come l’anno scorso, quando vinsero le prime 9 gare (7 in Supercoppa e 2 in campionato). Bisognerà tirare le somme a fine stagione perché adesso, come detto prima, i risultati non sono uniformi. Chi trova continuità è avantaggiato.

Oltre alle già citate Torino e Tortona, chi vede come favorite per la promozione?
Napoli sicuramente. Scafati se la può giocare ma è un ambiente non facile, dove se perdi due partite iniziano i problemi. Le società che sapranno gestire i momenti no avranno maggiori possibilità di arrivare al titolo.

Dando uno sguardo più globale al panorama cestistico italiano, come valuta la situazione anche in ottica futura?
Non bene. Non è stato fatto nulla quando, con il lockdown di marzo abbiamo avuto un’occasione importante per resettare tutto e ripartire con un sistema diverso, facendo leva sulla caduta del merito sportivo.
Bisognava rendere libera l’iscrizione ai campionati, imponendo parametri rigidi e consentendo a qualunque società in grado di soddisfarli, di partecipare. Così invece, ci troviamo ad avere poca organizzazione, tante tasse e un basso investimento nel settore giovanile. Un esempio: la Virtus Bologna, una delle cantere più importanti, ha chiuso la foresteria per investire solo nella prima squadra. Prevale quindi l’immediato rispetto ad un riscontro futuro.

Una delle pagine più buie della storia della pallacanestro l’abbiamo vissuta nella nostra città.
La FIAT Torino aveva creato una rete di sponsor molto importante, con potenzialità ancora da esplorare. Basti pensare a varie riunioni fatte con dirigenti di Juventus.
Se però qualcuno pensa, nel momento in cui arrivano i soldi, di fare dei magheggi e farli sparire, a farne le spese sono quelle persone che credevano veramente nel progetto e quei tifosi che spendevano soldi per abbonamenti e trasferte.

Ringraziamo Davide Parente per la consueta disponibilità e gli auguriamo il meglio per il futuro, alla guida di un’attività privata e non nel mondo della pallacanestro come lui stesso ha sottolineato.

Marco Piasentin

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