Luca Banchi, alla guida di Torino nella prima metà della stagione 17/18, è uno dei coach più importanti del panorama cestistico europeo. Nel corso della sua intervista ai microfoni di Marco Piasentin per Vecchio Cuore Giallo Blu, ha commentato la situazione attuale del basket torinese, aprendo una parentesi sulla sua esperienza in città. In seguito, interrogato sul momento che sta vivendo la pallacanestro nazionale, si è espresso sull’operato arbitrale e l’esposizione mediatica del nostro sport. Qui le sue parole: 

Tralasciando il triste epilogo, come ha vissuto l’esperienza torinese, considerando il rapporto con i tifosi e la città? 

L’ambiente mi accolse benissimo. C’era un forte desiderio di vedere quel progetto eccellere e il mio arrivo suonava come un’ulteriore dimostrazione della volontà della proprietà e degli sponsor di costruire qualcosa di solido e duraturo. Ho trovato fin da subito grande sintonia con una città che confermava di avere grandi potenzialità e una forte passione per il basket che già si erano viste nelle annate precedenti. In quella stagione ci fu la vera e propria esplosione, fino alla vittoria della Coppa Italia. L’ambiente, fin da subito, ha avuto grande disponibilità nei nostri confronti. 

Come valuta il progetto avviato da Stefano Sardara col fine di salvare il basket torinese? 

Penso sia stato fondamentale l’intervento di un imprenditore della lungimiranza di Sardara. Un ambiente così ricettivo e appassionato, uno dei pochi in cui si possa fare impresa intorno alla pallacanestro, non poteva passare inosservato. Ho subito avuto la sensazione che ci fosse un bel progetto dietro a quel salvataggio. Paradossalmente, è stato complicato da un’estate fitta di contraddizioni e il primo a pagarne dazio è stato l’ambiente torinese stesso, con l’incertezza del campionato che avrebbero disputato. Inoltre il regolamento, che prevede il cambio di proprietà in caso di promozione, ha fatto perdere un po’ di chiarezza, complice la situazione in cui si è trovata la società, non certo per propria responsabilità ma per via di una burocrazia anacronistica. 

Come vede la squadra di Cavina, se segue il campionato di A2? 

Onestamente è una categoria che seguo ancora poco. La serie A2 sta soffrendo una preparazione condizionata dal rinvio dell’inizio della stagione ma la sensazione è che Torino si sia mossa bene, confermando buona parte della struttura dell’annata precedente. Gli stranieri sono di alto profilo e questo, a livello di Lega2, alla lunga fa la differenza. Avere un core di giocatori italiani affidabili e degli americani di talento, può risultare determinante. Indubbiamente ci sono altre pretendenti. Siamo agli inizi ed è prematuro ogni giudizio ma credo che rivedere piazze come Torino e Napoli in A1 sarebbe gratificante per tutto il movimento cestistico nazionale, fermo restando che alle spalle ci siano società solide e durature. 

Nonostante l’assenza di pubblico, stiamo assistendo a numerose polemiche e lamentele riguardanti l’operato arbitrale, oltre a copiose ammende comminate alle società. 

Credo che le polemiche non cesseranno mai di esistere. Basti pensare al calcio dove, anche con l’introduzione del VAR, le contestazioni continuano. Il nostro rimane uno sport in cui la componente umana rimane preponderante e il basket è forse il gioco più difficile da arbitrare. Le casistiche ci aiuteranno ad abbattere il margine d’errore ma dobbiamo andare avanti a prescindere dalla presenza o meno di pubblico. Non credo che l’assenza di tifosi possa tutelarci dal rischio di errori arbitrali. Diciamo che in teoria dovrebbe contribuire a cancellare quella componente che in passato poteva aver creato una sorta di sudditanza degli arbitri, che risultavano influenzabili e influenzati dal contesto: campi caldi, tifoserie aggressive. Resta la possibilità che vengano commessi errori. Ho visto in diretta quanto successo a Varese (fallo antisportivo fischiato a Scola N.d.A.) e credo che, a prescindere dalla decisione finale, gli arbitri si siano presi il tempo che serviva, consapevoli dell’importanza del fischio. Paternicò, arbitro di grande esperienza, ha verificato l’azione all’instant replay, si è confrontato con i colleghi e alla fine ha preso una decisione dove il margine era sottile. Se diamo spazio all’interpretazione del regolamento e alla delicatezza del momento, rendiamo il compito degli arbitri più complesso di quanto sia già. Dobbiamo accettare che l’arbitro possa esporre la squadra coinvolta nella situazione a dei rischi. Ci sono stati errori anche nella partita tra Milano e Bologna con interpretazioni diverse della complessa gestione del flopping di Teodosic, che possono contribuire ad alimentare polemiche ma che rientrano nella logica del nostro gioco. Gli arbitri sono uomini e non sempre le decisioni che devono prendere sono riconducibili al pragmatismo di una regola. Inoltre, in serie A ci sono anche numerosi arbitri giovani: pretendere anche che siano perfetti sin da subito onestamente mi sembra difficile. 

Parlando di Bologna-Milano, si può dire che la decisione di rimuovere da RAI2 gli ultimi minuti della diretta sia stata un’occasione sprecata per valorizzare il movimento? 

Sì, può essere considerato un momento basso dell’esposizione mediatica del basket. Era una partita gradevole, combattuta. Avrebbe potuto avere senso a fronte di una gara noiosa e scontata, che ha già un vincitore. C’era invece la possibilità di costruire un evento intorno a questa sfida, facendo leva sul secondo esordio in A1 di Marco Belinelli. Può essere uno spunto di riflessione, a prescindere dalle lettere (di LBA N.d.A.) scritte con toni lamentevoli che ho percepito. Bisogna analizzare più a fondo quello che il movimento sta realmente facendo in termini di valorizzazione dell’esposizione televisiva, in un momento in cui la produzione e la programmazione diventano fondamentali, non potendo assistere dal vivo agli incontri. Quando si guarda una partita NBA, viene data allo spettatore la possibilità di usufruire di una quantità enorme di informazioni. Qui da noi, queste qualità sono ancora inesplorate. Per non parlare delle immagini e dei commenti che lasciano molto a desiderare. Metterei da parte i piagnistei post-sospensione della diretta e mi preoccuperei del fatto che stiamo perdendo l’occasione di vendere il prodotto cestistico attraverso le immagini, migliorando la fruibilità delle dirette e la programmazione stessa. 

Concludendo, la sua ultima esperienza in panchina è stata al Lokomotiv Kuban, cos’ha in mente per il futuro? 

Al di là di quello che ho in mente io, bisogna prendere in considerazione quello che hanno in mente i presidenti che dovranno darmi il prossimo incarico (ride N.d.R.). A parte le battute, non posso ancora ufficializzare l’accordo che ho raggiunto per una situazione che affronterò con grande entusiasmo e che mi metterà alla prova in un contesto sportivo distante dalle mie esperienze passate. In un momento così particolare e unico, avere un’opportunità del genere è inaspettato ed è qualcosa da cui vorrò uscire rinforzato. Aspetto che nei prossimi giorni si possa finalmente ufficializzare, sono convinto che questa chance mi darà ulteriori possibilità in seguito.  

Ringraziamo coach Luca Banchi per il tempo che ci ha concesso, augurandogli buona fortuna per la prossima tappa della sua carriera. 

Marco Piasentin 

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